La sicurezza non è un optional in montagna
Incidenti che si ripetono dalla sommità delle Alpi a quella degli Appennini in questo rovente inizio di stagione estiva sulle montagne. D’ora in poi le cime innevate, ghiacciate e rocciose delle nostre montagne vedranno una sempre maggiore affluenza, che culminerà nelle settimane intorno a Ferragosto.
Che cosa fare per evitare di trasformare una giornata di sport a contatto con la natura in tragedia?
Non ci sono ricette precise e prescrizioni: crediamo che sia di fondamentale importanza assumere comportamenti all’insegna della sicurezza e mantenerne sempre una “riserva” nello zaino, evitando situazioni oggettive di rischio. Come?
Iniziando col pianificare la gita a tavolino e valutando difficoltà oggettive, previsioni meteorologiche, condizioni ambientali e preparazione e “stato psico-fisico e mentale” dei compagni. Proseguendo con una verifica di tutte le condizioni sul terreno nel corso della giornata e mantenendo e concentrando la lucidità nelle situazioni più critiche, che richiedono scelte e comportamenti all’insegna della sicurezza.
Sembra ovvio e facile, ma, spesso, l’imperativo di raggiungere ad ogni costo la cima o la convinzione, durante la discesa, che la giornata sia archiviata e il risultato portato a casa, comportano un calo di attenzione e concentrazione che può risultare fatale.
“Non esistono montagne assassine, ma solo uomini imprudenti e sfortunati" recitava, più o meno, un manifesto del Club Alpino Italiano, presente in tutti rifugi di alta montagna.
Sforziamoci al massimo, quindi, di essere prudenti in montagna e se non fortunati, almeno intelligenti e presenti a se stessi, in grado di utilizzare, sempre, esperienza, tecnica e ragionevolezza.
Foto di Massimo Pecci: una cordata in azione nel gruppo del Cevedale. Il corretto uso della corda e delle tecniche di assicurazione su questi terreni è requisito fondamentale per la sicurezza.